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Gilda degli Insegnanti Federazione Gilda-UNAMS
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Tempo di domande, e spuntano le prime incongruenze |
AZIENDA SCUOLA ITALIA OGGI |
Sorprese dietro l'angolo
Vecchiaia sì, anzianità no Maria è una docente che insegna in una scuola elementare. Compirà 60 anni il prossimo 10 febbraio quando potrà fare valere 32 anni di contribuzione utile a pensione. Qualche acciacco dovuto all'età non le impedirebbe di continuare ad insegnare. Dovendo, tuttavia, assistere la madre anziana avrebbe la necessità di ridurre l'impegno scolastico senza subire una riduzione stipendiale che sarebbe insopportabile considerato che il suo è l'unico reddito che entra in famiglia oltre alla pensione di reversibilità della madre. Per conciliare le due esigenze Maria credeva di poter fruire della disposizione che consente di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale e contemporaneamente accedere al trattamento pensionistico anticipato di anzianità. Dalla segretaria della sua scuola ha appreso che data l'età anagrafica e l'anzianità contributiva posseduta non sussistono le condizioni per fruire della predetta disposizione. Può solo accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia cessando definitivamente dal servizio dal 1° settembre 2009, oppure continuare a prestare servizio a tempo pieno o a part-time ma con la riduzione del 50% della retribuzione.
Messo fuori dalla riorganizzazione Anche Giacomo insegna in una scuola elementare. Pur avendo 59 anni di età ha maturato già 40 anni di contribuzione utile a pensione avendo cominciato ad insegnare subito dopo il conseguimento del diploma magistrale, titolo di studio a quel tempo richiesto per insegnare. Fino a qualche settimana fa, Giacomo non si era posto alcun problema sulla prosecuzione del suo impegno scolastico fino al compimento del 65° anno di età. Con l'entrata in vigore del comma 11 dell'articolo 72 della legge n. 133/2008 e le relative disposizioni applicative contenute nella circolare n. 10 del 20 ottobre 2008 emanata del ministro per la funzione pubblica, unitamente al regolamento relativo alla riorganizzazione della rete scolastica e l'utilizzo delle risorse umane, per Giacomo è realistica la probabilità che l'amministrazione scolastica disponga d'autorità, previo un preavviso di sei mesi, la risoluzione del rapporto di lavoro a decorrere dal 1° settembre 2009 avendo già maturato il 40° anno di contribuzione.
Le possibili soluzioni
L'istituto della trasformazione
dell'orario da tempo pieno a tempo parziale congiuntamente al trattamento
pensionistico di anzianità è consentito, ai sensi del decreto ministeriale
n. 331 del 23 dicembre 1997, solo al personale scolastico che può fare
valere, nello specifico al 31 dicembre 2009, una età anagrafica non
inferiore a 58 anni ma non superiore a 64 anni e una anzianità contributiva
non inferiore a 35 anni. Maria avrebbe l'età anagrafica ma non l'anzianità
contributiva per accedere al trattamento pensionistico di anzianità. Può, a
domanda, essere collocata in pensione di vecchiaia. Giacomo, invece, per
continuare a prestare servizio può solo augurarsi che l'amministrazione
scolastica non debba essere costretta, indipendentemente dalla sua giovane
età e dalla sua acquisita alta professionalità, a inviargli il preavviso di
risoluzione del rapporto di lavoro, atto dovuto per effetto, appunto, di
quanto dispone il citato articolo 25 del decreto ministeriale, se
nell'organico provinciale degli insegnanti della scuola primaria si registra
la presenza di personale in esubero. Per ridurre l'esubero e le spese si
punirebbe un lavoratore il cui solo errore è stato quello di cominciare a
prestare servizio quando aveva 19 anni. |